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Un po' di storia di Castell'Arcione

CASTELL’ARCIONE

Castell'Arcione al tempo dei Capocci

castell'arcione al tempo dei capocci


La notizia storica più antica relativa al feudo è quella riguardante una concessione in enfiteusi di Arcione, fatta dall’Abate di S. Silvestro in Capite a favore di Pietro Mola intorno ai primi del XII sec., esattamente nello stesso periodo in cui arrivò a Roma la famiglia dei Capocci provenienti dal napoletano. Infatti dal Mola il feudo passò subito nelle mani dei Capocci, ma verso il 1295, Bonifacio VIII fece occupare da Landolfo Colonna Castell’Arcione, estromettendo i Capocci. Sempre lo stesso Pontefice però dopo qualche anno fece di nuovo restituire il fondo a Fiorenzo Capocci. A confermare le origini di Castell’Arcione, datate verso il 1200, c’è il fatto che proprio in quel periodo i Conti di Monticelli, discendenti dalla potente famiglia dei Crescenzi, innalzarono ai confini delle loro proprietà presso Roma importanti opere di fortificazione militari allo scopo di difendere e accrescere la loro potenza. Castell’Arcione sarebbe proprio uno di questi baluardi difensivi. Il Castello fu ancora ampliato e meglio fortificato dai Capocci con la costruzione di varie opere.

Particolare dell'interno del Castello

particolare dell'interno del castello

1890. Castell'Arcione. L'ingresso ai saloni del pianterreno e la scala che conduce al piano superiore

ingresso ai saloni del pianterreno del castello

Dal 1350 in poi alcune parti del feudo furono sotto il controllo temporaneo prima di Corrado di Antiochia poi di Paolo Mei. Siamo nel Maggio del 1408, quando Ceccolino da Perugia viene in possesso del Castello, dopo che Papa Innocenzo VII lo aveva tolto definitivamente a Luigi Capocci per essersi quest’ultimo affiancato al Re Ladislao nella guerra contro Innocenzo VII. Ceccolino,  che era un comandante dei mercenari della chiesa, conquistò il Castello e incominciò ad aggredire i proprietari dei fondi vicini depredando anche tutti coloro che si trovavano a passare lungo la via Tiburtina e in special modo i Tiburtini, i quali, stanchi di una simile situazione, verso il 1420 marciarono con il proprio esercito contro Ceccolino e distrussero completamente il Castello. Fu da questo periodo che ne iniziò la totale, decadenza, anche perché i Capocci  che ne tornarono possessori, non erano più economicamente nella condizione di poter sostenere spese per il restauro.

Le mura di difesa di Castell'Arcione,parte medioevale e parte di fine secolo scorso.

le mura di difesa del castello

Cortile interno del Castello

cortile interno del castello

 

Successivamente il feudo venne acquistato per metà da Giordano Colonna e per il resto da Pietro Muti, ma verso il 1435 il diroccato Castello con l’intero terreno agricolo tornarono ad appartenere di nuovo alla chiesa e Papa Eugenio IV li donò successivamente a Rinaldo e Giovanni Antonio Orsini. Gli Orsini dopo breve tempo si divisero e con essi diviso anche il feudo e la parte con il Castello parzialmente restaurato venne venduta al fiorentino Paolo Oricellari verso 1480. Questi passò a Girolamo Maffei, poi alla famiglia Borghese nel 1622. Lo stato di abbandono sia della tenuta che del Castello indusse il nuovo proprietario, il Tiburtino Gaetano Bonatti, a ridare al Castello la sua passata grandezza e imponenza. Affidò i lavori all’ing. Gian Giacomo Ferrari che riuscì a restituire al complesso una nuova vita. Da Bonatti la tenuta passò ai Marziale ed infine alla soc. Agricola Romana Del Fante tuttora proprietaria.

Casale di Tavernucole Vecchio. La storia lo conferma come una antica osteria sulla Via Tiburtina che nell'interno aveva un cortiletto pavimentato con i selci della antica via. Il Casale in completo stato di abbandono è di proprietà della famiglia Todini, proprietaria anche della tenuta omonima sita nella zona.

casale di tavernucole vecchio

Tenuta agricola di Tavernucole all'inizio del secolo

tenuta agricola di tavernucole

Tratto dal libro "Riviviamoli insieme"viaggio storico-fotografico attraverso il nostro territorio 1800-1900

 

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