Il Territorio
Se si guarda ad un immaginario rettangolo i cui vertici potrebbero essere S. Sinforosa sulla via Tiburtina, S. Alessandro sulla via Nomentana il Casale di Monte Gentile e la cima di Monte Carnale, troveremmo, al centro di questo immaginario, il territorio, di Colleverde. Geologicamente, il terreno, su cui sorge Colleverde è fatto di stratificazioni alternate a tufi granulari e litoidi, che poggiano su banchi argillosi modanati secondo un reticolo idrografico degli affluenti settentrionali dell’Aniene e che si presentano come fossi di scorrimento nord-est che permettono di avere un terreno morfologicamente a morbide dorsali collinari allungate secondo il senso di scorrimento idrologico. Pur nel suo altalenante collinare il territorio ha visto uno sviluppo, fin dai tempi più arcaici, tanto ampio da abbracciare e coinvolgere gli insediamenti del suburbio romano quali:
Fidenae, Crustumerium, Nomentum, Tibur, Caenina e Ficulea stimolati ed accumulati da una rete di percorsi e di connessioni fra un luogo e l’altro ipoteticamente fin dalla tarda età del bronzo. Gli scavi per la bretella hanno confermato quanto prima era solo un’ipotesi anzi avvalorano quanto ipotizzato da Tito Livio (III, 52) circa un’identità sia pure parziale tra la via Nomentana e la via per Ficulea, con addirittura un tratto in comune e, solo la decadenza di Ficulea, la via per Nomentum assume maggiore importanza.
Viadotto facciata orientale

Diverticolo viario della via Nomentana


Va comunque sottolineato che le due vie, nel loro dividersi, seguono gli andamenti che derivano dalle valli percorse dagli affluenti settentrionali del fiume Aniene; a nord il fosso della Cesarina e a sud il fosso di Prato lungo-Marco Simone; i due percorsi prendono la loro toponomia più dalle località in arrivo che da quelle di partenza. Nomentum è la località del moderno Casali di Mentana mentre Ficulea si identifica più con l’attuale abitato di Marco Simone vecchio: ed è proprio Marco Simone vecchio (Ficulea) a mantenere una certa vitalità rispetto al decrescente popolamento territoriale agli inizi dell’era repubblicana. Tale vitalità del territorio fra Marco Simone vecchio e la Nomentana, fa supporre sia sviluppata la misteriosa città di Poketias di cui fa mensione Dionigi di Alicarnasso. Lo stesso territorio, agli inizi del V secolo a.C. fu dato in concessione ai clienti della gens Claudia.
Le catacombe di S.Alessandro

Da Plinio il Vecchio apprendiamo che l’area del nostro territorio e zone limitrofe era coltivata a vite e veniva additata dallo stesso come esempio di perfetta viticultura, citandone persino i profitti e autori di tale azione agricola (citato testualmente) . Infatti tale Acilio Stenelo coltivò non più di 60 iugeri di vigneto nel territorio della Nomentana e di averlo venduto a 400.000 sesterzi. Ancora Plinio ci racconta, come grazie al lavoro del liberto Stenelo, fu Remmio Palemone che ne raccolse frutti e maggior gloria dai vigneti e cita: “… in eodem Nomentano decimi lapidis ab urbe deverticolo… est praedium cum torculari…”. Con l’avvento dell’area imperiale tutta la zona diventa fundus patriziali concessi ai vari notabili che ne fanno residenze con gli “incolae”.
Si aprono diverticoli cha dalla via Nomentana fanno accedere ai fondi stessi e all’età imperiale appartiene la gran parte delle necropoli e tombe anche monumentali, che si affollano lungo la via Nomentana stessa.
Lo spezzettamento del territorio e l’intensificazione dell’attività agricola a vigneto portarono alcuni sconvolgimenti dell’assetto territoriale fino alla totale estinzione di un’erba medica molto curativa, usata in tempi arcaici per le malattie della pelle. Tale erba cresceva spontaneamente lungo il fosso di S. Antonio e se ne trovano tracce fino all’epoca imperiale. Proprio lo spezzettamento del territorio fu una delle cause primarie anche del decadimento della zona nelle epoche successive. Notizie certe si hanno solo delle epoche posteriori e la più accertata è la traslazione della salma di S. Alessandro, in seguito alla occupazione dell’area da parte di truppe militari invadenti Roma e sua trasformazione in campo militare. A proposito della chiesa di S. Alessandro vale la pena soffermarsi e riportare alcune notizie, dovute più ai ritrovamenti archeologici che a notizie storiche. Le scarse notizie storiche hanno una ragione e sono la diretta conseguenza degli anni di persecuzione fra il 303 e il 313 d.C. durante i quali persino gli archivi pontifici e i preziosi protocolli giudiziari andarono distrutti, importanti e vitali diventano le testimonianze archeologiche, infatti: “E’ fuori dubbio- afferma la professiressa Esmeralda Crucitti raber- che nel modesto cimitero di campagna, al 7.mo miglio della via Nomentana, tra Ficulea e Nomentum. Furono sepolti e onorati i Santi martiri Alessandro, Evenzio e Teodulo.
Un tratto dell'antica via Nomentana

Il territorio di colleverde negli anni '50

Fu nel sesto secolo, che iniziarono i saccheggi e le profanazioni delle tombe dei martiri ad opera dei Goti. Infatti il Liber pontificalis recita così; “… Et Ecclesia et corpora martyrum sanctorum ex terminata sunt a Gothis…” Si sa con certezza che un accampamento dei Goti si stabilì in quella zona e un ulteriore saccheggio fu perpretato dal re longobardo Astolfo a tale punto che i Papi si videro a traslare i corpi dei martiri. Quello di S. Alessandro fu traslato nella chiesa di S. Sabina, per volere di Papa Eugenio II.
La Storia
Corre l’anno 1967, quando all’altezza del km 16,00 della Nomentana, un diverticolo viene allargato, diventando un ampio sentiero massicciato e non asfaltato, percorso da camion, che, con il loro andirivieni, portando materiale edile, danno il via alle prime costruzioni, sei per l’esattezza, e che diventano l’impronta di una realtà, che sta sorgendo: la futura Colleverde.
Quell’ampio sentiero diventa una via e sono i vagiti di un territorio che vorrebbe decollare a tutti i costi e che lentamente va prendendo forma.
Tracciato della futura via Monte Bianco - 1972

Il primo palazzo in costruzione 1972

Una forma e anche una certa sostanza, direi, dal momento che pioneristicamente si insediano alcuni nuclei famigliari: così le famiglie Chiapparelli, Ferraresi, Giammaria, Mingarelli, Perugini furono i pionieri di una zona che sarebbe diventata nel tempo la nostra Colleverde, ma soprattutto la nostra futura Parrocchia. Un evento importante lo si ebbe il giorno 18 luglio 1970, nasceva il primo cittadino di Colleverde: Gianluca Mingarelli!
Gianluca avrà allietato la sua famiglia con il suo arrivo, ma ci fa sentire orgogliosi di indicarlo come vero primo Cittadino nato in un territorio ancora tutto da sviluppare, da crescere, da modellare! E la Parrocchia di S. Alessandro diventa un punto focale perché S. Remigio, diventerà una vice cura di S. Alessandro, prima di diventare se stessa Parrocchia.
Tratto dal " 25 anni della nostra storia" di Iacobellis Domenico |