Le tradizioni monticillesi
Montecelio è ricco di manifestazioni e riti, alcuni di una certa grandiosità,altri più semplici ed intimi che hanno alla base la devozione dei santi e la ritualità delle confraternite.
Oggi come nei secoli passati,ogni confraternita ha un suo patrono di riferimento la cui statua, detta “il Santo”, non aveva alloggio stabile in una chiesa, ma veniva spostata di casa in casa dei soci che versavano una quota, necessaria alla solenne processione annuale. Anche se il fenomeno è andato riducendosi, ancora sono venerate in questo modo Santa Lucia, San Biagio, Sant’Antonio. Senza ingerenza da parte delle istituzioni ecclesiastiche sono gestite in completa libertà nelle case private aperte a chiunque le voglia visitare per una devozione.
Le manifestazioni più importanti e con il maggior richiamo turistico, sono la festa di San Michele di fine agosto e quella delle “Vunnelle” ( caratteristico abito femminile) a fine settembre, quando una vera schiera di donne in sfilata si reca alla celebrazione eucaristica. E’ una festa cui partecipano un gran numero di coppie, adulti e bambini: gli uomini indossano il classico, semplice abito nero, da buttero, mentre le donne, appunto, la Vunnella.
Una rara acquaforte ottocentesca ci permette di riscoprire i colori originali: blu la gonna, rosso porpora il corpetto, una camicia bianca e spalline dorate che completano il tutto.
L’attuale versione deriva dall’abito femminile di uso quotidiano, arricchito ed adornato con una serie di accorgimenti che lo rendono particolarmente fastoso. Composto da varie parti, accentua nella donna l’aspetto procace secondo i canoni antichi dell’antica bellezza: fianchi larghi, vita stretta, spalle forti e seno prominente.
Testo tratto dal libro "Guidonia Montecelio l'acqua, la pietra, l'aria" |