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Un po' di storia di Villalba

La conoscenza del passato attraverso le nostre radici:

BREVE “VIAGGIO” ALLA RICERCA DELLA STORIA DI VILLALBA

di Antonio Capitano

A Silvio Vecchi
che dopo aver illuminato Villalba con le sue “Milleluci”
ora è tra le stelle che splendono nel cielo.

La storia non è soltanto il passato.
        Il passato è solo una parte della storia, quella che si ha sotto gli occhi quando ci fermiamo ad un certo punto per guardare indietro.
        La storia è un mistero. Ci invita a chiederci: che cosa hanno amato, voluto, cercato gli uomini di altri tempi? Che cosa hanno potuto realizzare e con quali mezzi?
 La storia ci deve essere insegnata per aiutare il nostro paese ad attraversare i tempi.
 Un secolo prima di Gesù Cristo, il più illustre oratore dell’antichità latina, Cicerone scriveva: “I popoli che si disinteressano della loro storia si condannano ad essere sempre fanciulli”.

Questa premessa appare utile per iniziare il nostro breve “viaggio” alla ricerca della storia di Villaba; a tal fine ho tentato di cucire, come un sarto fa con dei frammenti di stoffa, un insieme discontinuo di testimonianze per ricondurlo ad un unico grande vestito, che nel nostro caso specifico è la rappresentazione di un passato umano, un patrimonio culturale e per tale qualità occorre conservarlo.
Azioni, pensieri, sentimenti e, ancora, ogni opera dell’uomo, le realizzazioni materiali e spirituali della sua società e della sua civiltà; è interessante conoscere aneddoti, episodi che i “vecchi” ricordano con simpatia ma anche con nostalgia, rievocando sensazioni di altri tempi, dove tutto era più vero e semplice.
Attratti dal fascino delle funzioni religiose, le persone si ritrovavano in una armoniosa comunità, oggi così lontana e difficile da realizzare perché molti tendono a dividersi e a cambiare secondo le situazioni, a non essere se stessi in una continua finzione, nascondendosi con un abile ma a volte spregevole gioco delle parti; proprio tale senso del comune, della socialità è alla base della differenza con il presente.

Cappellina di via Puglie

villalba cappellina

Foto tratta dall'archivio di Carlo Bianchi


Villalba, dunque, a poco a poco, ha cominciato a raccogliere gente di ogni estrazione, nazione, regione, terra fertile per chi conosceva e lavorava la pietra, compreso il prezioso travertino, formato proprio dallo scorrere del tempo, un processo lungo secoli, e, sulla storia recente di questo materiale si è modellata anche quella della gente che con tale pietra ha costruito le proprie speranze, case e molte strutture che ancora oggi si possono vedere ed utilizzare.
 Vista la brevità della presente trattazione, si cercherà di dare al lettore alcune notizie tra quelle, a nostro avviso, più indicative tralasciando il periodo della preistoria, quello romano e quello medievale per iniziare a parlare della formazione della zona in senso stretto. compresa negli anni che vanno dal 1863 al 1945.
        E’ opinione diffusa che Villalba si sarebbe “chiamata” Shanghai al pari dell’omonima metropoli cinese. Ebbene, da una delle fonti dalla quale ho ricavato preziose notizie (Villalba ieri e di oggi. Historia di vita vissuta) non emergono fonti di informazione che contemplino l’esistenza di questa denominazione.
Tuttavia, da una mia ricerca è però scaturito, grazie ad alcune importanti testimonianze, che tale nome (Shanghai) era un appellativo posto per indicare diversi aspetti del territorio; infatti, essendo la zona molto paludosa con costruzioni modeste qualcuno dei pionieri dell’attuale località ha probabilmente pensato che vi poteva essere qualche analogia con alcune caratteristiche del centro situato nella lontana Cina.
Altra opinione sostiene che, alla stregua della città cinese la quale raccoglieva gente di ogni tipo, anche la futura Villalba era popolata da persone provenienti da varie regioni italiane.

La prima classe anno scolastico 1929/30

la prima classe

Scuola elementare "Le Fosse"

la prima elementare

Foto tratte dall'archivio di Carlo Bianchi


La cosa certa è che tra il 1930 vennero ad abitare nella zona numerose famiglie, sia per assegnazione di terreni agli ex‑combattenti della guerre 15/18, sia per la rendita di terreno in piccoli lotti ad operai ed impiegati delle cave e dell’agricoltura sui quali successivamente costruirono con sacrificio le loro case dando in questo modo origine alla formazione dei primi nuclei abitati.
La loro provenienza, come si è visto, era da tutte le regioni d’Italia, le costruzioni erano senza pretese con muri alla romana, od a secco, economicissime, con orti adiacenti, per lo più erette lungo le strade o sentieri che portavano alle cave, o nelle adiacenze delle strade; molte di esse sono ancora in piedi ed abitate, anche se sommerse dai nuovi edifici.
 La nostra zona assume il nome di “Borgata Barrozze” dal nome dato alla strada principale dove passavano i carri per il trasporto dei blocchi di travertino nelle cave; con il termine “barrozza” erano indicati i carri agricoli di media robustezza, trainati da uno o due bufali, per il trasporto dei prodotti agricoli. Il termine improprio di “Barrozza” fu dato anche ai carri che trasportavano il travertino; un esemplare è attualmente custodito all’interno delle Terme Acque Albule e probabilmente era usato per percorrere la vecchia Via del Barco oltre naturalmente alla Via Tiburtina.
Con il periodo che va dal 1945 ai nostri giorni, si entra nel vivo della storia di Villalba e della sua crescita. II territorio di Villalba fino al 1950 era conosciuto con le seguenti denominazioni:
 ‑Borgata Barrozze (dall’omonima strada che dalla via Tiburtina conduceva alle cave di travertino ‑ oggi Corso Italia ‑ e, come si è visto, dall’omonimo mezzo di trasporto agricolo o da carico: la zona comprendeva anche parte delle acque sparse o Bullicante o Via delle Cave ).
- Pantanelle (deve il suo nome per i pantani. o della bonifica della zona. era una zona completamente agricola situata fra la ferrovia, Borgata Barrozze. Le Fosse e il territorio agricolo di Guidonia; parte di essa forma l’odierna zona dei Villini, il resto è rimasto agricolo o quasi, entrambe fanno parte di Villalba.
        - Le Fosse (tratto di terreno agricolo - oggi densamente costruito ed invaso dalle cave di travertino - che si estende dalla via Tiburtina alle cave, confinante lateralmente con la Borgata Barrozze, Pantanelle, Casale S. Antonio, Le Sprete, comprendente le seguenti località: Pezzo dei Morti, Valle Pilella; la zona è divisa tra Villalba e Villanova e, recentemente, è stata oggetto di numerosi lavori per quanto attiene la sistemazione delle strade, la creazione e il miglioramento del collegamento tra i diversi luoghi confinanti.

Villalba veduta aerea

villalba veduta aerea

Foto tratta dall'archivio di Carlo Bianchi


Dopo aver accennato alla formazione della zona in senso stretto, che ha portato all’attuale denominazione del paese, occorre ora riferire gli eventi secondo la loro successione cronologica; si possono pertanto elencare soltanto alcuni dei vari fatti accaduti nei singoli anni senza effettuare commenti partendo da quello che si è poi rivelato come il primo punto di aggregazione dei Villalbesi, ovvero la costruzione di una chiesa.
Nel 1949 come per Bagni di Tivoli, anche per Villalba fu lamentata la mancanza di una chiesa, ove celebrare la S.Messa, non riuscendo il parroco di Bagni a coprire contemporaneamente le due zone che erano in fase di espansione abitativa; alcune zelatrici si rivolsero ai Missionari Oblati di Maria Santissima di Roma.
Intanto nel 1950 il comune di Guidonia Montecelio venendo incontro ai desideri degli abitanti effettuò il cambiamento di nome da “BORGATA BARROZZE” in “VILLALBA”.
Il 1950, in ogni caso, fu un anno ricco di avvenimenti che dovranno opportunamente selezionati per rimanere entro i limiti previsti per la presente cronaca.
Dopo aver accettato la visita a Villalba, i Missionari Oblati riscontrarono che la zona era priva di chiese, cappelle ma con gente piena di fede, così decisero di iniziare la loro missione; affinché si costruisse un luogo dove poter pregare, il Sig. Gaspare Galante donò agli Oblati 20 mq del suo terreno sito in Via Puglie.
Nell’attesa fu messa una Madonnina sul muro di cinta della proprietà Silvi sempre in Via Puglie e vi rimase per tutto l’inverno, fu un punto di riferimento per la preghiera dei fedeli.

Cappellina di via puglie in costruzione

cappellina di via puglie

Cappellina

chiesa di via puglie

Foto tratte dall'archivio di Carlo Bianchi


 Il 18 marzo 1951 Domenica Delle Palme, fu celebrata la S.Messa entro il bar “Cesare” in Corso Italia con la partecipazione di tutta la popolazione, ad officiare il Rito fu P.Giovanni Drouart non essendo ancora pronta la chiesa il bar divenne per alcuni mesi il luogo per la celebrazione domenicale. Intanto proseguivano i lavori per la costruzione della cappella di Via Puglie grazie anche alla partecipazione attiva dei residenti, la chiesa fu poi inaugurata al Culto il 31 luglio.
In seguito tale cappella fu ampliata per ospitare la Sacrestia; fu anche applicato un tendone sulla parte esterna per proteggere i fedeli dal sole e dalla pioggia, la chiesetta a questo punto diventò una piccola parrocchia.
 I Padri Missionari nel primo periodo del loro arrivo a Villalba e fino alla costruzione della Chiesa di S.Maria Del Popolo, furono ospitati in locali di fortuna, o presso famiglie, cambiando spesso abitazione; essi riscontrarono la mancanza e l’apporto spirituale‑religioso delle Suore e presero contatti con l’Istituto delle Suore Apostole del Sacro Cuore di Napoli, le quali, dopo un sopraluogo della loro Madre Generale Suor Gargani, accettarono la Missione.

Chiesa di S.Maria Del Popolo

chiesa Santa Maria del Popolo

chiesa S.M, del Popolo

Foto tratte dall'archivio di Carlo Bianchi


Per completezza è bene ricordare che con l’anno scolastico 50/51 si ebbero a Villalba la prime classi elementari in un locale preso in affitto dal Comune. Il 1 agosto 1951 I’ATAC istituì la fermata sulla Via Tiburtina all’altezza di Via Palermo, nei due sensi di marcia, per le corse locali, per venire incontro ai desideri della popolazione.
Pertanto dopo avere illustrato i primi avvenimenti della Villalba al sorgere degli anni ‘50, il discorso prosegue con il 1952. Nel febbraio le suore iniziarono la raccolta di bambini per la scuola materna e delle ragazze per la scuola di cucito e di ricamo, utilizzando il locale della Cappella di via Puglie nei giorni feriali. Il I marzo, le suore si trasferirono in via Toscana, nei locali presi in fitto dal Sig. Crivellone. Il 15 novembre fu fondata la Polisportiva Villalba, con sede provvisoria presso la Tipografia Meschini. Alla fine dell’anno fu aperto in Via Bari il punto di recapito degli addetti alla nettezza urbana.
Nel 1953 il Vigile Urbano Mariano ‑ già di stanza a Montecelio ‑ fu definitivamente trasferito a Villalba, doveva coprire la zona della Tiburtina, dall’AIbuccione a Villanova. Tale vigile, oltre alle sue specifiche funzioni, riceveva le richieste dei certificati, che rimetteva al Comune, consegnandoli, una volta pronti, ai diretti interessati. Aveva una stanzetta, il suo “ufficio” in Corso Italia, vicino al Bar Cesare.
Il 6 ottobre fu posta la prima pietra per la costruzione dell’Asilo delle Suore del Sacro Cuore in via Calabria, utilizzando tre cantieri scuola della provincia di Roma. Per l’ampliamento della Cappella di Via Puglie il Sig. Gaspare Galante donava altri 80 mq. alla Chiesa che così poté raccogliere più fedeli. Sempre nel 1953 fu costruito, mattone dopo mattone, tra un allenamento e una partita il Campo Sportivo Todini (privato), che fu dato in fitto alla Polisportiva Villalba.
        Un avvenimento importante apre il 1954, il 19 marzo, infatti, fu posta la prima pietra per la costruzione della Chiesa di S.Maria del Popolo, alla presenza del Ministro Campilli, del Sindaco di Guidonia Avv.Bianchi (52/56), delle Autorità della zona, della popolazione, delle scolaresche, tutto questo fu possibile grazie ad un terreno donato dall’Ing.Cornetti.
In merito a tale donazione deve rilevarsi che l’area in questione era di 5000 mq. e la Chiesa sarebbe stata costruita al centro di una nuova zona edilizia, ma a seguito della bocciatura del progetto da parte del Comune di Guidonia, tale donazione scese a 2800 mq.
La dimostrazione di quanto i Villalbesi fossero religiosi era la continua volontà di costruire dei luoghi per il culto, la famiglia Giacomini donava a tale proposito alla Chiesa 70 mq. del proprio terreno per la realizzazione di una Cappella in via Udine (Pantanelle).
        Nel 1955 le Suore si trasferirono nei nuovi locali di via Calabria dove per alcune domeniche sarà celebrata la S.Messa. All’inizio dell’anno fu costruita la Cappella di via Udine con il concorso attivo della popolazione, la Chiesa fu aperta al culto l’11 febbraio e dedicata a Nostra Signora di Lourdes. Ora purtroppo è un rudere in completo stato di abbandono.
        Con il 1956 la cittadina assunse una configurazione più moderna poiché furono create le principali strutture per la normale vita di tutti i giorni. Si comincia con 1’apertura dello sportello della Banca Tiburtina. In seguito il Comune di Guidonia, dopo le numerose richieste dei cittadini di Villalba, prendeva atto della situazione locale viaria e di illuminazione pubblica; molte strade furono sistemate e costruite con i cantieri scuola della Provincia di Roma, per l’illuminazione pubblica si procedeva, in stretta economia.
        Nel corso dell’anno si pensò anche all’istruzione con l’apertura della prima sezione Alla Scuola Media, in locali presi in fitto in via Bari quale sezione distaccata della Scuola Media Leonardo Da Vinci di Guidonia.
        Nel mese di giugno fu aperta la Delegazione Comunale in via Brindisi ed il Vigile Urbano Mariano faceva capo ad essa, quasi una sorta di promozione per il prezioso pubblico ufficiale scomparso agli inizi degli anni novanta.
        Nel 1957 fu costruito quello che da sempre è considerato luogo di riunione e di ritrovo: Il 2 giugno venne, infatti, inaugurata Piazza della Repubblica, donata dalla Ditta Mariotti, alla presenza del Sindaco di Guidonia del Vescovo e del Presidente della Provincia di Roma Avv.Bruno. La fontana che doveva essere collocata al suo posto, fu posata in Montecelio davanti alla Scuola Elementare.
Dopo aver sistemato le strade di accesso 1’11 febbraio del 1958 fu inaugurata la Chiesa di S.Maria del Popolo alla presenza delle Autorità Civiche e Religiose, la Consacrazione fu effettuata da S.E. Monsignor Luigi Faveri, la popolazione commossa partecipò in massa.
Per i momenti dedicati al Tempo libero fu aperto il Cinema Arena sulla Via Tiburtina, tale struttura fu sede di importanti manifestazioni con nomi di richiamo nazionale fino alla sua chiusura avvenuta nel 1979 diventando prima un grande magazzino e successivamente autorimessa di una ditta locale.

Cinema arena

cinema arena

Foto tratta dall'archivio di Carlo Bianchi


Nel 1959 occorre evidenziare l’istituzione del posto di Polizia e l’apertura della prima Farmacia in Corso Italia.
 Gli Anni ‘50 rappresentano un periodo nel quale Villalba fu dotata delle principali strutture molte delle quali ancora oggi si possono vedere e utilizzare. In questo decennio, come si è visto, fu privilegiato il desiderio di costruire delle Chiese dove poter pregare, ma forse anche dove potersi riunire prevalse, dunque, il senso della socialità con la creazione di una vera comunità la quale trova in un luogo come la Chiesa una delle massime espressioni della comunione e del rispetto reciproco.
        Anni di fede, dunque, ma anche anni di sviluppo urbano e sociale con la creazione di uffici amministrativi, di scuole, di campi di gioco, di piazze. La giovane cittadina cominciava a crescere e di lì a pochi anni avrebbe cambiato completamente il proprio aspetto.
 Nel 1961 fu aperto l’ufficio esattoriale comunale, nel 1963 fu costruito il “piezometro” (fungo) da parte del Comune. Nello stesso anno è da segnalare la costruzione della scuola elementare poi divenuta anche scuola media di via Agrigento in prefabbricato, doveva essere provvisoria nella attesa di una scuola in muratura che non fu però mai realizzata, cosicché per molti anni i bambini hanno conseguito il loro diploma nella struttura promessa e incompiuta.
 Un avvenimento sportivo è protagonista del 1965: fu fondata la società sportiva di calcio “Ocres Moca” con sede in Corso Italia; dopo quasi un ventennio di accese sfide cittadine con la più anziana Polisportiva Villalba, le due squadre si unirono nel 1984 costituendo la Polisportiva Villalba Ocres Moca che vanta al suo attivo la conquista della partecipazione nella categoria “Interregionale”, attuale Campionato Nazionale Dilettanti.
Il 1966 inizia con l’estensione del servizio ATAC a Villalba con alcune corse che erano limitate a Bagni. Presso le suore del Sacro Cuore in via Calabria, inizia l’attività didattica delle scuole magistrali, il riconoscimento legale è del 15/5/’68. Dal primo ottobre del medesimo anno, la scuola media statale non dipendeva più dalla “Leonardo da Vinci” di Guidonia perché diventava autonoma e contestualmente prendeva il nome di S.M.S. “Tito Minniti” di Villalba.
Padre Espedito Iammarino intanto era il nuovo parroco della chiesa di S. Maria del Popolo e vi sarebbe rimasto per molti anni; infatti, il sacerdote nonostante la sua età avanzata e i suoi problemi di salute ha continuato a collaborare celebrando la santa messa riscontrando affetto e stima da parte della popolazione fino alla sua recente partenza per una città del nord. Anche a lui, come a molti anziani di questo paese ho chiesto di raccontare dei fatti, degli aneddoti, delle curiosità che meriterebbero una trattazione più ampia per la qualità di alcune testimonianze.
In ogni caso. per rimanere nell’ambito religioso, nel 1969 fu posta la prima pietra per la costruzione della chiesa di S. Maria Goretti in via Napoli. In questo periodo, nelle frazioni esistenti sulla via Tiburtina, vi fu un incremento della popolazione, per mancanza di abitazioni libere in Roma e Tivoli.
 Queste espansioni della popolazione, come è noto, producono un ulteriore sviluppo urbanistico che estendono le estremità delle cittadine, cosicché oggi Villalba è in pratica attaccata a Bagni di Tivoli da una parte e a Villanova dall’altra. Questi territori sono talmente vicini che qualcuno ne aveva auspicato l’unificazione anche sotto il profilo amministrativo. Nel 1969 fu anche istituita la scuola materna comunale nei locali presi in fitto in via Trento.
        Gli anni sessanta si concludono dunque con un disegno di quella che successivamente sarebbe stata l’attuale cittadina, anni importanti poiché lo sviluppo economico permetteva la realizzazione di case, ma anche di attività commerciali non più solo orientate al guadagno per il cosiddetto pane quotidiano; emergevano pertanto i primi veri tentativi imprenditoriali.
Il ventennio 1970/1990 dunque rappresenta un momento cruciale per il quale occorre una ricerca che giunga sino ai nostri giorni; Villalba è cresciuta molto e non solo dal discutibile lato urbanistico. La popolazione è aumentata, le iniziative si sono moltiplicate, vi è un nutrito associazionismo che sta compiendo notevoli sforzi affinché la cittadina conquisti una sua identità, riscopra i suoi costumi nonostante la presenza di comunità di ogni regione italiana alle quali si aggiungono ora espressivi gruppi stranieri.
 Ogni persona è testimone di una storia ancora tutta da scoprire; occorre dunque continuare a cucire tutti questi frammenti, si deve dare a chi vivrà in questa zona negli anni futuri l’opportunità di avere delle tradizioni, dei costumi, una storia. Alcuni lo stanno facendo. Nonostante tutto.
Dello stesso parere, peraltro, era S. Tommaso di Aquino il quale con un suo pensiero sull’importanza del patrimonio storico ci offre una efficace conclusione: “La storia insegna agli uomini a vivere in società. Perciò è una sapienza.
 E’ una sapienza perché è una esperienza. Mostra che gli uomini sanno quello che fanno, ma non possono prevederne tutte le conseguenze. La storia ha questa virtù, ci aiuta a prevedere. In questo senso è una prudenza. La prudenza stessa si definisce una sapienza pratica, quella che deve possedere l’uomo di stato. Ma se l’uomo di stato vuole prevedere, e questo è un atto specifico della ragione, deve fondarsi nello stesso tempo sulla conoscenza del presente e sulla esperienza del passato”
                                                                                Antonio Capitano

 

Corso Italia anni 50'villalba corso italia

Piazza della repubblica in costruzione

piazza della repubblica in lavorazione

Piazza della Repubblica anni 50'

piazza della repubblica anni 50

I portici di Piazza della Repubblica anni 50' in costruzione

i portici di piazza della repubblica

Piazza della repubblica

piazza della repubblica

Piazza della repubblica

piazza della repubblica

Foto tratte dall'archivio di Carlo Bianchi

 

L’Immigrazione


Dal Nord Italia provenivano, generalmente, gli operai indirizzati ai lavori di bonifica, gli spalatori ed i carriolanti, mentre dal Centro Sud i contadini ed i pastori. L’aratura, la semina, la pulitura delle pannocchie, la zappatura, la potatura, la raccolta attiravano squadre di contadini e di operai specializzati secondo la località di origine: così da Pratola Peligna arrivavano i falciatori, da Gerano i raccoglitori di grano turco, i costruttori di macère da Campotosto, da Rieti gli addetti alla semina, da Cicolano i carosini ovvero i tosatori.
Le cave di travertino richiamavano scalpellini dalla Toscana (Pietrasanta, Carrara, Siena) e San Marino. I lavori di sistemazione di Roma capitale avevano rivalutato l’utilizzo del travertino, pietra facilmente disponibile, anche per i lavori meno importanti ( cigli di marciapiedi muri di contenimento degli argini del tevere).
In alcuni di loro c’era la confusa percezione di stare vivendo un’epoca storica notevole e che la loro vicenda personale rientrava in un più grande fenomeno storico. Vedevano un territorio, rimasto immutato per secoli, scomparire per sempre. La fine di un mondo , della sua cultura e del suo costellato semantico non ti lasciava indifferenti; come la percezione del progresso, di cui erano piccoli artefici, li proiettava in un futuro sconosciuto. Tutto questo traspare nei racconti, nelle testimonianze dei diari, negli appunti scritti. Una documentazione che ci aiuta ad arricchire di profonda umanità una vicenda, un’epopea altrimenti soffocata nella pagine della grande storia.

Testo tratto dal libro "Guidonia Montecelio l'acqua, la pietra, l'aria"

 

Borgata Barozze 1942 zona dell'attuale Piazza Carrara

borgata barozze attuale piazza carrara

Foto tratta dall'archivio di Carlo Bianchi......... raccolta del grano

 

Siamo alla fine degli anni Cinquanta; la frazione di Villalba tocca ormai i 5.000 abitanti, nel cuore del paeserimane il laghetto del Bollente, formatosi in una cava abbandonata. una ragazza si fa fotografare in zoccoli e maglietta (foto Fabi)

laghetto del bollente aani 50

Foto tratta dall'archivio di Carlo Bianchi

Dalla Sicilia A Villalba

“…  ecco perciò che mio fratello Antonino viene a rammentarsi che un suo compagno di trincea e di prigionia nella vita civile faceva il mediatore di compravendita di terreni ed abitava a Tivoli ma non ricordava il suo nome ma egualmente viene deciso di raggiungere Tivoli per trovare assolutamente questo tal dei tali…. Ed ecco in una piccola piazza fra un gruppo di uomini che facendo campanello stavano a discorrere, fu riconosciuta la persona con tanto affanno ricercata. Tutti e tre a piedi, rievocando per la strada gli episodi di guerra e di prigionia, si sono recati dov’era la tenutella da vendere.
Ecco mio padre che scansando i cespugli di spini cui il terreno era tempestato perché non veniva più coltivato da un ventennio, si portò verso il centro dov’era una piccola altura e dopo aver osservato qualche strappo che gli spini gli avevano fatto nei pantaloni, si piantò le mani sui fianchi e volgendo lo sguardo tutt’intorno a sé, facendo fiorire sotto i lunghi baffi un non comune sorriso, muovendosi di mezzo perché un ramoscello di rovo insisteva nel carezzargli una gamba si espresse alfin deciso di farne acquisto.
(…) Come si è già capito era una zona incolta tenuta in stato di abbandono e nessuna casa vi era ancora esistente, eccetto la borgata di Bagni dove esisteva qualche casa, qualche osteria e lo stabilimento termale (…) Mio padre animato dal suo raro ardimento, fece scaricare sul posto il necessario legname e da sé solo, senza che abbia chiamato un sol uomo per aiutarlo, si costruì una grossa baracca di legno a due vani, uno per la mula ed uno per la famiglia (…) il lavoro di dissodamento del terreno fu cominciato ancora con l’aratro modello Sicilia ( cioè trainato dai muli, n.d.r.) … il terreno era molto misero essendo in piccola quantità sopra un sottosuolo formato da una pietra spugnosa, arida e priva delle sostanze necessarie  alla vegetazione (…) nei ritagli di tempo e quindi con molta lentezza, con mano d’opera propria, fu finalmente costruita una casa, sufficiente alla famiglia, che vanta il pregio di essere la prima costruita nella zona”.
( Dal diario del signor Domenico Galante che arrivò a Villalba nel 1922; tratto dal mensile: Villalba di Guidonia, anno I numero 3, maggio 2000).

Foto di gruppo in una cava di travertino. Lo sviluppo del settore estrattivo provocò una notevole immigrazione fino agli anni Sessanta

gruppo di lavoratori del travertino

 

Dalle capanne alle povere case costruite in proprio, con materiali di scarto, sassi di friabile testina, questo è stato il nostro passaggio dalla preistoria alla storia.
Una situazione di arretratezza che, a distanza di meno di un secolo, non deve farci arrossire, ma rientrare a pieno titolo nel nostro comune patrimonio culturale. Il cambiamento è avvenuto in un crescendo esponenziale, non senza strascichi dolorosi o traumatici. La stessa costituzione del comune di Guidonia Montecelio si inserì nel modo del tutto artificioso nell’evoluzione del territorio. Un fatto voluto e programmato che necessitava di lunghi anni di attenzioni e assestamenti, bruscamente interrotto dalla guerra e dal successivo disimpegno dell’Arma aeronautica che spesso ci ha lasciato in balia dell’improvvisazione amministrativa, del disordine urbanistico, della speculazione.

Anni Cinquanta , la Borgata Barozze cresce spontaneamente accogliendo lavoratori in arrivo da ogni parte d'Italia; in attesa di costruire una chiesa si celebra all'aperto protetti da una tenda

chiesa in costruzione messa all'aperto

Testo e foto tratti dal libro "Guidonia Montecelio l'acqua, la pietra, l'aria"

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